Biglie grandi e piccole

C’è una nota lunga e acuta,
fatta di energia e corde annodate,
parte dal fondo più fondo del mare,
giunge in vetta ai monti, tra nubi,
spilli di fuoco accesi a grappoli,
lo stomaco si contorce ed urla.

C’era un bimbo che sognava
s’immaginava padre e nonno,
accarezzava i suoi capelli biondi
annodando le nocche paffute,
le guance arrossate, naso spelato
dal sole della spiaggia e salato.

C’era un ragazzino che guardava
lo zecchino d’oro e imparava
tutte le canzoni a memoria
le cantava felice a squarciagola
nella sua cameretta, colma di giochi colorati
e le biglie grandi e piccole.

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Mononokè

 

 

E’ una gatta ed una principessa,

nata dall’ingegno del Leonardo giapponese,

ha varcato le miglia ed i tempi,

è cresciuta in mezzo a noi,

nelle sinapsi dei nostri figli,

ha lasciato tracce di fiaba e realtà…

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La poesia e la musica

 

 

La poesia è come un uccello
vola alto, segue il vento
lo segui con gli occhi
ed in un attimo è via lontano,
trascinato da una folata improvvisa
d’un vento capriccioso, ben tese
le remiganti sono già distese.
Se lo perdi di vista: è smarrito.

Sono un uomo di cristallo;
fragile e prezioso,
con un suono cristallino,
ma gracile e delicato
e con l’animo musicale,
non suono nessun strumento;
amo la musica e la poesia,
amo il rock duro e Puccini,
Kashmir dei Led Zeppelin e la Butterfly.

Seguite, se volete, le mie tracce,
amerete, forse, le mie parole,
i miei versi: non si sa mai!

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Routine

 

Stessi gesti e stesse parole
stessi passi e stessi gesti
siamo come automi di sangue
ci lasciamo vincere dalle abitudini.

Guardiamo esterrefatti la crudeltà
del mondo tentando di cancellarlo
con gesti inutili, inutili parole
inutili sguardi persi nell’infinito.

Intanto, giovani di tutte le stirpi
si sfidano in giochi millenari,
donne guerriere con spade affilate
uomini volano in alto come uccelli.

Siamo quasi macchine, quasi congegni
nella ripetitività quotidiana, ci salva
solo la poesia proiettandoci nell’infinito,
infinito universo dove il vuoto è sconfinato.

Ma il nero è somma di colori, come luce
è somma d’arcobaleni, smisurati iridi
fatti di magie divine e umane fragilità
fragilità di gesti ripetuti all’infinito…

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Costantemente in guerra

Sempre in lotta
con la mia memoria
che fa scherzi da prete
svilisce ogni mio sforzo
inganna la mia storia.

Sempre in guerra
con la mia mente
che gioca con me
come fossi un topo
fa agguati ogni istante.

Sempre in guerra
con me stesso
anche se il mio io non molla.
Ma le mie stanche giornate
son come l’eccidio di Vergarolla,

esplodono i secondi
rumoreggia la casa,
la notte, topi verdi squittiscono
mentre i gatti, paciosi,
nel lavabo dormono.

Sempre in lotta
con me stesso
rabbia e frustrazione,
ogni più piccolo dettaglio
diventa un immenso problema.

I fili s’attorcigliano
su se stessi, fanno confusione
sono il lotta con me stesso,
ogni minima sciocchezza
diventa un inutile cavo che
su se stesso s’attorciglia.

Sono sempre sotto pressione,
per paura di difettare d’attenzione,
pochi i momenti di serenità
se non quelli dedicati ai versi,
la poesia mi salverà, se non
m’ha salvato già…

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Ferragosto

 

Tra il pastello dell’alba
ed il fuoco del tramonto
emozioni e passioni s’intrecciano
guerre e riappacificazioni
miscelano i loro vividi colori,
i vecchi insegnano ai bimbi
ed i bimbi alleggeriscono,
alleviano i pensieri grevi dei nonni.

Insieme, abbracciati, ammirano
gli arabeschi di fiamme e di luce,
il loro frastuono simile a bombe,
che la guerra è ancora vicina,
presente e viva negli occhi
e nella mente del vecchietto,
frastornato confuso, tra paura
e meraviglia, di quei occhi bambini…
Quel vecchio e quel bambino: sono io.

 

 

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Quel che mi mancava

 

Voi, siete quel che mi mancava,
siete i giorni di riso che si inonda,
le serate che si aspettavano
per dare senso ad una vita
dal dolore segnata.
Siete l’unione, tra me e la città intera.
A darne motivo, a renderla vera.
E la scelta non fu vana.

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