Fuoco Sacro

 

Ho il fuoco sacro della poesia,
e non c’è ostacolo o scoglio
che riesca a sviarmi o mi porti via,
cammino per le strade e le piazze
a volte, posso sembrarvi un po’ perso,
ma la mia mente vola e libra leggera,
immersa totalmente in un nuovo verso,
nel suo impalpabile e lieve universo,
mio smisurato mondo: infinito,
dove guerre e crudeltà sono bandite
ove il sogno è realtà, e la realtà un miraggio,
colmo di dolore e spietatezza, e dove è negata
l’infanzia e la giovinezza, il male è padrone
assoluto, deruba i sogni e le speranze,
illusioni d’una vita migliore, sotto piogge di bombe
più o meno “intelligenti”, intelligenza d’un demonio,
che distrugge la vita in ogni sua parvenza,
le feste d’un matrimonio, rito nuziale con Satana
corpi spazzati via come fuscelli
in nome di un Dio cieco e sordo,
in nome di un Dio sordo e cieco.
In tutta questa assurda situazione,
la mia mente cerca, testardamente, poesia,
oscilla, vacilla, riprende la rotta e l’ispirazione:
la poesia non salverà il mondo; ma l’umanità,
il suo stato d’animo più profondo, ineguagliabile,
brucerà e risorgerà in un fuoco sacro,
Fuoco sacro che la monderà.

M’immergerò in un mare d’emozioni
tra onde di perifrasi di sinonimi
flussi di sentimenti fragili come cristalli
dove i pesci son parole, espressioni di gioia
o di dolore, frasi d’amore o di stupore
ove il mondo è meraviglia, nuvola di zucchero
e di vaniglia, dove splende la mia sensibilità
dove sfavilla la mia fragilità,
che di salute son cagionevole, ma la mia forza
è nella poesia, mia compagna e amica
mio riferimento costante, mio solido picchetto
che mi sorregge sulla parete impervia della vita,
sulla quale m’innalzo con i miei versi,
punti di riferimento nelle costellazioni dei cuori
di chi come me soffre i patimenti
di un corpo fragile che t’inganna, ti conduce
sui binari della sofferenza, in stanze disadorne
d’ospedali dove la noia fa da padrona
e le notti ed i giorni, si susseguono uguali
i minuti sono ore, e le ore sono anni,
dove scorre la tua vita appesa ad un filo
filo di seta fragile e sottile, filo di speranza
di volerne uscirne vivo.
Ho trascorso gran parte della vita
in ospedale, un filo rosso continuo ed intrecciato,
che ha rafforzato la mia sensibilità
costruito una rude corazza sulla mia emotività:
Ho il fuoco sacro della poesia

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Piccoli gesti e piccole cose

Sono legato a piccoli gesti
ed a piccolissime cose insignificanti:
il tè alle cinque di una marca precisa!
La mia collezione di modellini d’auto 1/43.
Le canzoni di Battisti, tutte sino alle ultime
prima che morisse e mi lasciasse il vuoto.
La malinconia che è parte di me
sin da piccolino, quando nacqui
pesavo meno d’un pollo, un colpo di brezza
m’avrebbe portato via, là dove il cielo
non ha né tempo né frontiera,
dove il sole è l’universo
ed è immenso e sconfinato
come i piccoli gesti che amo,
nati prima che la sorte mi tradisse
trascinandomi in una rinascita
pesante; lunga, difficile e dolorosa.

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Olimpiade

 

Ogni giorno è un’olimpiade,
concorro a tutte le discipline;
salvo i tuffi ed il nuoto:
abito al 20mo piano
ed il mare non è lontano,
ma c’è tanta acqua nell’aria
e, forse, può contare.
I tuffi li faccio sul letto,
i miei giudici sono due gatti,
specialisti di salti e strane posizioni,
a volte, sembrano spezzati in due
ma in un balenio si ricompongono.
Ogni giorno è un’olimpiade
ho vinto una medaglia,
ma di poesia…

 

 

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Ballerine d’acciaio

 

Ballerine d’acciaio
disegnano immense geometrie,
con voci di tuono e terremoto
fendono l’aria appaiate
le braccia tese, sfiorano le dita
delle compagne, scrutano i loro sguardi
in un secondo muovono i loro passi,
piroettando in sincronia perfetta,
la loro voce di rombo, penetra
nei nostri timpani, scuote la mente
ed il cervello, gli occhi affascinati
osservano la danza leggiadra
e assordante degli uccelli di metallo,
l’ultimo loro passo, attraversa
la scena, salutano graziose
e con un rombo svaniscono.

 

p.s.: dedicata alle Frecce tricolori.

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Questo mondo non mi garba

 

Questo mondo non mi garba
è violento e cinico, sprezzante
lascia tracce di cattiveria e sangue
in ogni pagina bianca, in ogni cielo
azzurro, colora di rosso le nuvole,
tinge di scarlatto ogni respiro.

Questo mondo non mi garba,
ha smarrito l’amore per strada
ha perduto il calore in cammino
gli abbracci sono tenaglie che spezzano
il fiato, le medaglie sono al valore
ma l’oro è smarrito, perduto, spacciato.

Questo mondo non mi garba
le donne sembran perse nella follia,
e gli uomini sono acidi e bruschi
giocano alla guerra, urlano sguaiati
invocano Dio ma è il demonio che li guida,
questo mondo non mi garba, quantunque urli:
non mi farò crescer la barba…

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Questa mattina ho ucciso una poesia

 

Questa mattina ho ucciso una poesia,
l’avevo in mente sin da ieri sera,
mi son deciso a metterla per iscritto,
era quasi finita, vi avevo fatto le ultime
correzioni, aggiustato qualche virgola,
rivisto qualche rima, qualche metafora,
era l’allegoria che mi frullava in testa,
perfetta alla mia idea, alla mia immaginazione,
allorché, con un imprudente manovra delle mani,
cancellai tutto! Non v’è più stato mezzo o rimedio
per ritrovarla, perduta ormai per sempre,
tra i chips e le mie sinapsi. Così adesso, racconto
la sua morte e la sua effimera esistenza.
Questa mattina ho ucciso una poesia,
adesso, dalla sua triste fine, n’è nata un’altra…

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Assomiglio a mio padre

 

Gli stessi tic, le stesse abitudini
persino d’innanzi allo specchio
lo rivedo, mi ritrovo in lui
nei piccoli gesti, nella postura
sulla seggiola, nei baffi
che mi son fatto crescere.

Mi ritrovo in lui, in piccole cose
inutili, nelle password del computer
nello sbadiglio annoiato,
nello sguardo verso il passato
mi ritrovo nei miei difetti
che sono gli stessi dei suoi.

Mi ritrovo, anche quando osservo
mia madre, nei suoi occhi su di me
nei miei occhi su di lei,
nella sua voce su di me
nella mia voce su di lei,
assomiglio a mio padre.

Forse, lui lo sapeva già
e m’osserva dall’alto, divertito…

p.s.: ti ho voluto bene papà…

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